kit concorso extreme sport story - by Ethic Sport

La storia vincitrice del concorso Extreme Sport Story

     Siamo all’otto di Agosto e dopo aver percorso più di mille chilometri attraverso una terra ostile, a causa dei continui saliscendi ed i repentini cambi meteorologici che mettono a dura prova anche il fisico più allenato, mancano ancora più di 400 chilometri alla meta finale.
     La tappa di oggi parte subito in salita con uno strappo impegnativo fino al Passo del Padornelo (1329 mt s.l.m.), ma la preoccupazione maggiore che leggo negli occhi della mia compagna, non è la fatica… bensì, il timore di trascorrere un’altra giornata al freddo e sotto la pioggia.
     Abbandoniamo questo luogo triste e desolato intorno alle ore 08:00, dove oltre alla nostra dimora e qualche casa sparsa qua e là, trovano posto anche un paio di alberghi ed una stazione di rifornimento.
     Procediamo con un passo lento e regolare senza dimenticare per un solo istante il valico dinanzi a noi, pedalando in silenzio e avvolti dalle nuvole fino ad incontrare l’Alto del Cañizo e poi ancora il Portillo de la Canda, sperduti in un paesaggio dove non si riesce a scorgere più in là di un palmo di naso.
     Superate le asperità del Cañizo raggiungiamo il Passo tanto atteso e prima di attraversarlo in tutta la sua lunghezza, ci infiliamo all’interno di due piccole gallerie strette e buie, che ci aprono la strada verso la Regione della Castilla y Leon.
     Superati i due tunnel la via prosegue in discesa lungo la carrozzabile piena di buche e resa sdrucciolevole dalla pioggia, che con il passare delle ore, ha iniziato a cadere a ritmo incessante rendendo i nostri freni praticamente inutilizzabili.
     Continuiamo a pedalare per diverse ore sotto l’acqua battente, nella speranza di trovare un luogo riparato dove consumare un pasto caldo e che, dopo aver percorso quasi settanta chilometri, finalmente compare davanti a noi nelle vesti di un Hostal caldo ed invitante: il Tu Casa.
     Il proprietario, un uomo dalla carnagione scura e dai tratti tipicamente iberici, al nostro arrivo ci accoglie sulla porta con un sorriso pronunciato ed esclamando “Extranjero… mal día para andar en bicicleta!”.
     Quando abbandoniamo la locanda sono da poco trascorse le ore 14:00 e dopo esserci asciugati alla meno peggio e riscaldati un poco, risaliamo in sella continuando a pedalare fino all’altezza del bivio di Rionegro del Puente, dove imbocchiamo la Nazionale 631 in direzione della provincia di Zamora.
     Percorsi alcuni chilometri la carrozzabile si rimpicciolisce drasticamente, costringendoci così ad indossare i giubbini a bande riflettenti, nella speranza di garantirci uno standard di sicurezza tale da non peggiorare questa terribile giornata che finora, non ci ha regalato nulla di buono.
     La strada corre lungo il profilo delle colline, alternandosi in continui saliscendi resi ancora più insidiosi dalle sferzate di vento che contrastano l’andatura e che, …nostro malgrado, ci costringono a ricorrere alle ultime riserve di energia ancora a disposizione.
     La mia compagna è la prima a dare i primi segni di cedimento ma lungo questa via, che pare veramente abbandonata da ogni essere umano, non si trova un ristoro neanche a pagarlo oro; in cuor mio vorrei poterla aiutare con tutte le mie forze, e mettere fine a questo calvario che dura ormai da parecchie ore.
     Purtroppo la sorte si rivela ancora una volta ostile nei nostri confronti e manco a dirlo, Mony buca una gomma sotto il peso dei bagagli obbligandoci ad una tappa forzata; tra l’altro, la sostituzione della camera non si rivela affatto un gioco da ragazzi e la sosta imprevista, contribuisce a raffreddare ulteriormente il nostro corpo ormai stanco e provato.
     Ripristinato l’inconveniente ed inzuppati d’acqua fino al midollo, riprendiamo ancora una volta il nostro calvario sotto la pioggia battente che spinta dalla furia del vento, rende l’andatura sempre più instabile e assai faticosa.
     La situazione in questa landa disperata pare non finire mai e dopo aver dato fondo alle ultime bustine di zucchero, per sopperire a mala pena a quella mancanza di glucosio che ci taglia le gambe, possiamo solo sperare nell’aiuto di Dio!
     Continuiamo in quella condizione fino ad incontrare un paesino che risponde al nome di Tábara e dove, finalmente scorgiamo un piccolo Hostal sperduto tra le case: è Il Galizia… ma per noi, è veramente un sogno che dopo tanto penare diventa realtà.
     Viaggiare in bici non è solo spasso e divertimento, parola di Max & Mony.
 
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